foto Tempio Jonico Siracusa Home - Nei dintorni

Tempio Jonico Siracusa


Tempio Jonico Via del Teatro Greco Siracusa
Nel 1910 Paolo Orsi, nell’eseguire un saggio ai piedi del piccolo campanile della Chiesa di S. Sebastianello nell’allora Piazza, oggi via Minerva, a m. 2,85 dal piano di calpestio, in uno strato di riempimento, recuperò un gruppo di frammenti architettonici in calcare, appartenenti all’echino di un capitello con ovoli ed un piccolo tratto della voluta che, con la loro presenza, indicavano l’esistenza nell’area di un edificio di stile ionico.
Nel 1919 lo stesso Orsi, nella pubblicazione sugli scavi effettuati intorno all’Athenaion, diede notizia di avere rintracciato a m. 3,60 dal piano stradale un taglio artificiale, prima traccia della fondazione “di un misterioso, grandioso… edificio”.
Ad oltre cinquant’anni di distanza dalla prima scoperta, le indagini furono riprese nel 1960, da Gino Vinicio Gentili, allora Direttore degli Scavi per la Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale. L’area esplorata è quella occupata dal seicentesco Palazzo del Senato e da alcuni tratti esterni ed interni al piede delle sue strutture murarie, che furono interessate dai lavori di consolidamento delle fondazioni, eseguiti dalla Soprintendenza ai Monumenti di Catania.
Lungo la fronte meridionale del Palazzo, si rinvennero alcuni elementi pertinenti ad una colonna ionica. Nel darne la notizia al Ministero della Pubblica Istruzione, il 20 febbraio 1960 la Soprintendenza di Siracusa comunicò ”il tipo…richiama quello del tempio di Hera a Samo. Con i dati attuali non si può presumere che a fianco dell’Athenaion sia esistito un grande tempio ionico. Si può invece avanzare l’ipotesi di trovarsi di fronte ai resti di una grande colonna votiva sull’esempio di quella dei Nassi a Delfi”.
Subito dopo, anche sulla scorta dei precedenti rinvenimenti di P.Orsi, fu chiara,invece, la sensazione che si trattasse di un vero e proprio edificio ionico che era sorto nel sito e che l’esplorazione sistematica dell’intera area avrebbe consentito una più approfondita conoscenza del monumento. Pertanto già il 4 marzo fu rivolta al Ministero la richiesta di un urgente finanziamento.
Intanto, sotto il marciapiede lungo la via Minerva, nel terreno franoso privo di stratigrafia, dovuto ai riempimenti di età medievale e bizantina, si rinvennero altri elementi architettonici di età greca.
Partendo dal passo di Cicerone (Verr. II, 5, 68 ), in cui si descrivono Ortigia e i suoi due templi dedicati a Minerva e Diana, Gentili per primo propose l’identificazione dell’edificio con il tempio di Artemide - Diana.
Ulteriori indagini furono intraprese dalla Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale, con la direzione di Paola Pelagatti, negli anni 1963-1964 e poi nel 1969, approfittando della circostanza della demolizione delle vecchie costruzioni comprese tra il Palazzo del Senato e la sede civica di via Minerva, nella vast municipale. Nel corso di queste esplorazioni furono messe in luce le strutture dello stereobate e molti elementi architettonici a zona destinata al nuovo corpo della residenza relativi al peristilio. Si tratta di parte inferiore di colonne, con la caratteristica fascia aggettante non scanalata, destinata probabilmente ad una decorazione scultorea, simile a quelle dell’Arthemision di Efeso.
Nel 1973 e 1976 furono eseguiti dei saggi a Nord del Tempio ionico, che misero in luce tracce dell’abitato precedente l’arrivo dei coloni greci.
Gli ultimi interventi nell’area del Tempio ionico ci portano ai nostri giorni. In ottemperanza alla legge 433/91 sull’obbligo all’adeguamento antisismico degli edifici, dopo il terremoto del 1990, per consolidare il Palazzo Comunale, si è proceduto al restauro dei pilastri in cemento armato che negli anni ’70 erano stati realizzati per consentire la costruzione del nuovo corpo del Municipio.
Con tale intervento si garantiva la compatibilità dell’opera con la tutela archeologica e la fruizione del sito.
In occasione di tali lavori, per favorire il consolidamento degli elementi portanti, si è proceduto alla rimozione delle integrazioni di collegamento tra le strutture moderne e quelle antiche. Al fine di garantire la portanza,
Rappresenta la tipica espressione architettonica delle popolazioni greche che, negli ultimi secoli del II millennio, si stanziarono in Asia Minore.
Le proporzioni dell’ordine sono riconoscibili nella snellezza della colonna e nella trabeazione alta circa un quarto della stessa.
Sul crepidoma, al di sopra di una base, si innalza il fusto con ventiquattro scanalature, molto profonde, a spigoli smussati; al di sopra, il capitello con volute sostiene la trabeazione con architrave a fasce, il fregio figurato e la sima.
Le ipotesi ricostruttive, basate sullo studio dei cavi di fondazione dell’edificio e sui pochi frammenti di colonna rinvenuti, sono principalmente due.
Essendosi ritrovato l’angolo S.O., conosciamo la posizione della fronte occidentale mentre non è stata trovata traccia di quella orientale.
Il tempio era un periptero, ossia circondato da colonne sui quattro lati, 6 sulla fronte e 14 (Auberson, Pelagatti) o 16 (Gullini, Mertens) sui lati lunghi.
Le dimensioni del basamento del tempio, nella ricostruzione di Auberson, variano da m. 22,60 x 55,90 dello stereobate e m. 25,00 x 58,30. dello stilobate. La cella è posizionata simmetricamente, con un pronaos profondo 6,50 m. e un naòs di 32,70 m. di lunghezza, corrispondente all’unità di misura del piede di 32,7cm.
Nella proposta di Gullini il pronaos è ricostruito alla maniera ionico-orientale, occupato da colonne disposte in due file di quattro e, al posto del naòs, un sekos aperto, con livello pavimentale abbassato rispetto alla peristasi.
Mertens, infine, pensa ad un tempio di ordine ionico che risponde a principi greco-occidentali, in precedenza fissati nell’ordine dorico. Parla così di un periptero di forma allungata (6x16), con una lunga cella articolata in pronaos e naòs, secondo il rapporto proporzionale di 1:3.
Pochi gli elementi relativi all’elevato del tempio: la base della colonna è di tipo samio, con spira e profilo leggermente concavo scanalata e con toro; i capitelli, in base ai frammenti rinvenuti, possono essere ricondotti a due tipi: il capitello a volute allungato e quello ad echino rotondo.
Auberson ha ricostruito l’altezza dei fusti (12.88 m.) con un diametro inferiore di m. 1.50 e un rapporto di 1: 8,5. I fusti presentano 28 scanalature a spigoli vivi che iniziano all’incirca a 2 m. di altezza, al di sopra di un settore lasciato allo stato di bugna levigata.
Il tempio sembra che non sia mai stato portato a termine. Pare essere stato abbandonato anche in relazione con la costruzione dell’adiacente tempio dorico di Athena, posteriore al 480 a.C.
Per la costruzione del Tempio ionico di Siracusa e per le analogie tipologiche riscontrate, è stata supposta la presenza di maestranze provenienti dall’isola di Samo emigrate ad ovest dopo i disordini seguiti alla caduta del tiranno Policrate, nel 522 a.C. 

regione.sicilia.it/beniculturali/


Tempio Jonico Siracusa






Share page: