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Museo Archeologico Regionale ed Etnostorico di Centuripe


Museo Etnostorico di Centuripe
Sezione del Museo Archeologico Regionale di Centuripe
Via Genova n.1, Centuripe
 
Il museo: Il Museo Etno storico è dedicato alla vita della città dopo la rifondazione del 1548.

Le collezioni: Ospita una collezione comunale che è stata costituita grazie all’ attività di giovani impegnati in lavori socialmente utili; attualmente è gestita dal personale del Museo Archeologico regionale di Centuripe.

L'ordinamento: L’esposizione degli attrezzi e degli oggetti privilegia ricostruzioni  di contesti  con un apparato didascalico in cui testi molto agili si integrano con immagini fra cui riproduzioni di opere d’arte di un pittore naїf centuripino, Giuseppe Gagliano. Nelle sale centrali sono comprese le sezioni  dedicate al lavoro agricolo, in particolare quella del grano, e quella relativa all’ abitazione; altri ambienti ospitano le botteghe degli artigiani e i mezzi di trasporto.

Fra le attività agricole la coltivazione del grano ha avuto un ruolo fondamentale. Si possono vedere falci, ditali di canna che proteggevano le dita del mietitore, zappe, aratri di legno e di ferro, ecc.; ma anche oggetti che non è facile trovare, come l’imballatrice di fine ‘800 e il carro da buoi per i trasporti pesanti. Legata al territorio pure la produzione di olio, testimoniata da un maestoso torchio in legno catramato; la coltura della vite invece è stata  da sempre finalizzata al consumo familiare.

Gli artigiani
provvedevano alla realizzazione degli oggetti che servivano nelle campagne e nella vita quotidiana. L’attività del fabbro richiedeva una certa esperienza e abilità; egli si avvaleva della “forgia” (fucina) per riscaldare il ferro e di un’incudine e martello per lavorarlo e svolgeva pure il mestiere di maniscalco. Diffuso l’ allevamento di ovini e bovini che garantiva la produzione di latte e prodotti caseari oltre alla produzione di lana; le fiscelle, le forme per il formaggio ed anche cesti  e sporte venivano realizzati manualmente utilizzando canna intrecciata a rami di ulivo selvatico o di melograno oppure paglia. La bottega del calzolaio era posta solitamente presso l’abitazione del titolare e l’esercizio di tale mestiere, motivato da una necessità e da una richiesta che non mancavano mai, assicurava alla famiglia dell’artigiano un'esistenza dignitosa; qui si riunivano coloro che facevano parte della banda del paese.  L’attrezzatura del falegname, oltre al banco con pialle di diversa lunghezza e aventi varie funzioni, comprende squadre, sgorbie, scalpelli,  seghe ed altro. La tradizione della panificazione è ancora oggi relativamente diffusa, tuttavia le tecniche sono rimaste uguali nel tempo e sono fondate su una precisa conoscenza dei tempi di lievitazione della pasta e di preparazione del forno.

La casa del contadino era costituita generalmente da un unico ambiente con una alcova che accoglieva il letto matrimoniale. La cucina era il luogo principale per la famiglia e questo locale assumeva un’atmosfera particolare quando, durante le stagioni fredde, la famiglia trascorreva qui buona parte della giornata. In ogni angolo della casa erano disposte le immagini dei santi protettori contro i malanni e le calamità, foglie di palme benedette ed anche ferri di cavallo contro il malocchio e la iettatura. Qui si possono osservare, fra le altre cose, le taugge, barattoli di terracotta dove si conservavano olive in salamoia, lardo, strutto, e la tipica cucina a legna (tannuna) su cui sono disposti tegami in terracotta. Il letto matrimoniale era alloggiato su tavole sostenute da cavalletti (trispiti) e i materassi si riempivano con una particolare erba essiccata chiamata linieddu;  su un muro ad angolo, a due anelli di ferro, venivano fissate le cordicelle che sostenevano la culla (naca). Generalmente ai piedi del letto trovava posto la cassapanca (casciarizzu) dove si riponeva la biancheria data in dote alla sposa.

fonte: sito dei beni culturali regionale


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