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NINO MARTOGLIO SCRITTORE E POETA DI CATANIA SICILIA


Nino Martoglio di Catania siciliano fu un regista, sceneggiatore, scrittore e poeta italiano, nacque a Belpasso (Catania) il 3 dicembre 1870 e morì a Catania il 15 settembre 1921.

Nino Martoglio, a soli 19 anni esordì nel giornalismo pubblicando a Catania il settimanale politico-letterario-umoristico edito dal 1889 al 1904 D'Artagnan, interamente ideato e scritto da lui, avente lo scopo di discutere arte, letteratura, teatro, politica, ecc..
L'iniziativa ebbe notevole successo, anche perché Martoglio vi presentò le sue prove poetiche, genuinamente dialettali e intrise di una comicità immediata. Questi versi gli meritarono l'elogio di Carducci e la popolarità nella città etnea.

Nel 1901 decise di volgersi al teatro, nel tentativo di riportare alle platee di tutta Italia il teatro dialettale siciliano, che l'attore Giuseppe Rizzotto aveva divulgato anni prima. Avendo scoperto alcuni attori isolani dotati di una dirompente vis comica, nell'aprile del 1903 debuttò con la compagnia da questi formata e da lui diretta, al Teatro Manzoni di Milano.

Il suo linguaggio è semplice e scorrevole, e nonostante il bagno nei canti popolari, ha qualcosa di letterario, di fine, come il linguaggio digiacomiano che è il vero modello a cui si rifà; e anche quando il Martoglio descrive, la descrizione non è mai fine a se stessa, vibra sempre dei sentimenti dell'autore.
E grazie alle eccezionali capacità degli interpreti (Giovanni Grasso, Marinella Bragaglia, Angelo Musco), le opere di Martoglio raggiunsero ben presto una straordinaria notorietà.

Il primo volume fonografico a veder la luce fu " O scuru o' scuru " (1895); in tutto quattordici sonetti dialogati, genere iniziato cinque anni prima da Nino Pappalardo con " Siciliana ", ma che il Martoglio porterà a vera forma d'arte.
Ancor prima che apparissero in volume i sonetti di "'O scuru 'o scuru", sul D'Artagnan erano apparsi molti dei sonetti raccolti poi col titolo di Lu fonografu; si tratta forse dell'opera migliore del Martoglio, certamente della più nota e della più caratterizzante.
Il giornalista, l'umorista e l'autore di teatro si fondono nel poeta, ne affinano la sensibilità, ne smorzano quel certo tono melodrammatico di cui parla Luigi Capuana;
I suoi primi testi, I civitoti in pretura e Nica, costituirono l'inizio di un'intensa attività che si esplicò nella composizione di una ventina di commedie, alcune delle quali in lingua italiana. Nel 1903 organizzò e diresse la Compagnia drammatica siciliana. Cominciò così a fiorire quel teatro dialettale siciliano di cui Grasso, incupendo le tinte, sarebbe stato l'espressione tragica e Musco, con l'estemporaneità delle sue battute, l'espressione comica e beffarda sino al delirio buffonesco.

Come autore, Martoglio pose in scena una Sicilia colorita e credibile, trovando i suoi personaggi fra il popolo e, seppur non vigoroso creatore di caratteri, si mostrò però abile inventore di vicende movimentate e di dialoghi scoppiettanti.

Nino Martoglio fu un vittorioso.
Vinse tutti gli ostacoli, tutte le diffidenze, tutte le gelosie.
Il teatro siciliano difatti, vive: ha ormai un larghissimo repertorio e una fin troppo numerosa schiera di attori.
E finché vivrà, vivranno per la delizia dei pubblici del mondo,
  • Mastru Austinu Misciasciu del S. Giovanni Decollato (1908), caricatura di una religiosità popolare ingenua,
  • Don Cola Duscio del L'aria del Continente (1910), rappresentazione satirica dello snobismo di un borghesuccio isolano che affetta disprezzo per le usanze e le abitudini siciliane, e i vari personaggi di Scuru, Sua Eccellenza,
  • Il Marchese di Ruvolito,
  • Taddarita,
  • Nica e
  • Capitan Sèniu.

Il suo nome è legato principalmente a due opere composte per Musco: San Giuvanni decullatu (1908), caricatura di una religiosità popolare ingenua, e I maestri del Martoglio, anche per il sonetto dialogato, sono da ricercarsi a Napoli, dove lavoravano il Di Giacomo e il Russo, dai quali trae spunti d'ambiente e contrasti sociali che fa rivivere nelle scene della sua Catania, soprattutto " 'O fùnneco verde "(1886) del Di Giacomo è il suo modello. Anche il grande Luigi Pirandello subì il fascino dell'attivismo di Martoglio e cedendo alle sue insistenze scrisse nel 1916 direttamente in dialetto Pensaci, Giacuminu! e Liolà, due lavori che nello stesso anno vennero messi in scena dalla compagnia di Angelo Musco. Nello stesso tempo il grande agrigentino scrisse due commedie in dialetto, sempre per la compagnia di Musco: 'A birritta cu' i ciancianeddi (Il berretto a sonagli) e 'A giarra (La giara). Bisogna anche dire che Pirandello scrisse in collaborazione con Martoglio 'A vilanza (1917) e Cappiddazzu paga tutto (1917) messa in scena soltanto nel 1958. Un intreccio fecondo, dunque, in un momento irripetibile attraversato dalla Sicilia negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Meno conosciuta, ma valida e memorabile, fu anche la sua attività cinematografica. Nel periodo dal 1913 al 1915 Martoglio si dedicò alla regia, diresse quattro films, tra i quali Teresa Raquin e Sperduti nel buio (considerato il miglior prodotto della nascente cinematografia italiana), films muti ricordati nella storia del cinema italiano per la loro originalità e intensità espressiva, collegata al naturalismo dialettale di cui l'autore aveva dato già larga prova nel teatro. Nel pieno fervore della sua attività lo colse la morte: per uno sciagurato incidente, aprendo per sbaglio una porta che dava in una tromba d'ascensore nell' Ospedale Vittorio Emanuele di Catania per visitare il figlio malato; è cosa di tale e tanta crudeltà, che veramente fa disperare e innorridire.

Le opere:
'L'aria del continente';
'S.Giovanni decollato';
'Scuru';
'Sua Eccellenza';
'Nica';
'Voculanzicula';
'Il Marchese di Ruvolino';
'Annata Ricca', massaru cuntentu;
'L'arte di Giufà',
'A vilanza',
'Cappiddazzu paga tutto' - Insieme a Pirandello.
Le poesie:

'A 'NFRUENZA Ascolta la POESIA

E chi sacciu, cummari Pruvirenza!...
Ju sempri dicu, 'ntra la me' 'gnuranza,
ca siddu non facemu pinitenza
muremu tutti, nobili e mastranza!...

L'èbbichi su' canciati! La 'mprudenza
di l'omu è tali ca non c'è spiranza
di sarvàrini l'arma e la cuscenza...
E paradisu nuddu chiú nn' accanza!

A 'dd' èbbica chi c'era 'sta 'nfruenza,
e chi c'era - parrannu ccu crianza -
'stu corpu sempri sciotu, 'n pirmanenza?

Chista è manu di Diu ca non si scanza!...
E vui, bellu, parrannu 'n cunfidenza
macari l'àti fattu, ócche mancanza!...

L'AMURI

- Mamma, chi veni a diri 'nnamuratu?
-...Vóldíri... un omu ca si fa l'amuri.
- E amuri chi vóldiri? -...E' un gran piccatu;
è 'na bugía dí l'omu tradituri!

- Mamma..., 'un è tantu giustu 'ssu dittatu...
ca tradímenti non nn'ha fattu, Turi!
- Turiddu?... E chi ti dissi, 'ssu sfurcatu?
- Mi díssi... ca prí mía muria d'amuri!

- Ah, 'stu birbanti!... E tu, chí ci dicisti?...
- Nenti!... Lu taliai ccu l'occhi storti...
- E poi?... - Mi nni trasii tutta affruntata!...

- Povira figghia mia!... Bonu facisti!...
E... lu cori? - Mi batti forti fortíi...
- Chissu è l'amuri, figghia scialarata!




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